GENER(AI)TION:

100 VISIONI, 

100 DONI

“L’AI non e venuta a sostituire la missione dell’arte, ma a porre fine ad un’arte senza missione.” Quando il costo della creazione tende a zero, cosa rimane dell’arte? Solo la sua missione piu originaria: espressione e condivisione. A Venezia, storica vetrina dell’arte contemporanea, Hero Pavel presenta una rivoluzione digitale: Gener(AI)tion: 100 Visioni, 100 Doni. Dal 1° al 31 maggio 2026, presso LINLI Art Space, nel centro storico della citta, l’artista propone una performance sulla redistribuzione dell’opera e del suo possesso. Cento opere create con l’intelligenza artificiale, ciascuna numerata e firmata, saranno donate gratuitamente al pubblico. In un’epoca in cui il monopolio della tecnica viene infranto e il costo della creazione si avvicina allo zero, l’arte e chiamata a ritornare alla sua essenza: esprimere e condividere. L’AI non si presenta come semplice strumento, ma come vettore capace di ridefinire il valore dell’opera, trasformandola da oggetto da collezione a esperienza condivisa. Entrare nello spazio espositivo e ricevere un’opera significa partecipare a questo cambiamento: non solo ottenere un’immagine, ma prendere parte a un dibattito sul futuro dell’arte e sul suo significato nell’era post-umana.

01.05.2026-31.05.2026

artist  HERO PAVEL

A cura di PAOLO FRATERNALI

Direttore artistico: ANYING CHEN

“AI has not come to replace artists, but to bring an end to art without a soul.” When the cost of creation approaches zero, what remains of art? Only its most original purpose: expression and sharing. In Venice, a historic hub of contemporary art, Hero Pavel presents a digital revolution: Gener(AI)tion: 100 Visioni, 100 Doni. From May 1 to May 31, 2026, at LINLI Art Space in the historic center of the city, the artist presents a performance exploring the redistribution of artworks and their ownership. One hundred works created with artificial intelligence, each numbered and signed, will be freely donated to the public. In an era in which the monopoly of technique is broken and the cost of creation approaches zero, art is called to return to its essence: to express and to share. AI is no longer merely a tool, but a vector capable of redefining the value of the artwork, transforming it from a collectible object into a shared experience. Entering the exhibition space and receiving a work means participating in this transformation: not simply obtaining an image, but taking part in a debate about the future of art and its meaning in the post-human era.

Abitare il paradosso: 

il rovesciamento cosmico di Yang Yibin


Definito nel settore come un “talento demoniaco del design", Yang Yibin e il fondatore della Juji Culture (Beijing) Co. Ltd, iniziatore del design concettuale, promotore dell'umanesimo tecnologico e del design filosofico ed esperto nella progettazione di poli museali. Artista della luce e Maestro dei nuovi media, Yibin sa spingersi, attraverso la sua opera-vita, oltre la materia conosciuta per affondare in quella dimensione assai piu ampia e pertinente dell’invisibile. In questo, e “voce” profetica dell’arte contemporanea, spesso scomoda, osteggiata e persino demonizzata. La forza delle sue immagini auto-riflessive diviene oggi piu che mai una necessita globale per un sapere condiviso. Riuscire a prendere distanza dai propri pensieri, interrogare le proprie convinzioni piu radicate e riconoscere il proprio coinvolgimento nei problemi del mondo non e un esercizio astratto, ma una condizione di sopravvivenza. Se non ammettiamo di essere parte del problema, che per Yibin viene soltanto misurato e quantificato, come possiamo affrontare qualunque crisi globale? Inoltre, se la crisi e non solo quantificata, ma anche prodotta dal presunto sapere verificabile e ripetibile, come potremo anche solo immaginare una soluzione continuando a pensare con gli stessi schemi che l’hanno generata?

Da queste domande nasce la “logica del rovesciamento” dell’artista, visibile nei suoi capitoli delle cronache visive intitolati: L’era della crescente entropia, Rispetto dell’esistenza e Breve storia dell’umanita. Il “rovesciare” e la sua esperienza in questo viaggio esplorativo, spesso improvvisa e trasformativa, che lo porta a riconoscere la precedenza della coscienza sulla materia: una materia “cosmica” tanto visibile quanto invisibile. In questo contesto, l'artista non si limita a documentare la realta, ma la sovverte, costringendo lo spettatore a guardare cio che e familiare come se fosse estraneo. Per perseguire questo obiettivo, “l’iniziatore del design concettuale” ci mostra casi di esplorazione: “della natura del mondo da parte degli esseri umani, che e come l'amore di un bambino per le caramelle gommose colorate”; “La fine della scienza non sara la teologia o la filosofia, ma tutt’al piu la deduzione scientifica”; “E meglio non rimanere delusi in futuro dalle bugie e non perdere la fiducia nella natura umana”. E ancora: “forse e come un'ape laboriosa che non raccoglie miele, ma conquista il territorio del suo obiettivo. Potrebbe essere che gli ‘apicoltori’ stiano attualmente coltivando e preparando tutto questo”; “Il mago robot utilizza i trucchi della divinazione cinese della dinastia Shang e Zhou, come la divinazione delle ossa oracolari, per prevedere il destino degli esseri umani”. Questi eventi “inspiegabili” non conducono certo a rifiutare la scienza, bensi a superarne i limiti e ad ampliare il campo della conoscenza. Se la scienza moderna nacque ai margini delle istituzioni con un carattere eretico rispetto ai paradigmi del tempo, Yang Yibin propone ora un sapere duale e reciproco, in cui intuizione e analisi, razionalita ed esperienza mistica, scienza e umanesimo convivono non come opposti, ma come elementi complementari. Una riconciliazione rimarcata ed evidenziata che segue la frattura all’inizio del secolo scorso in Stati Uniti, in cui si attaccavano due forme di sapere: lo studio accademico e storicizzato della religione e la scienza moderna — in particolare la biologia evolutiva, con la sua messa in discussione dell’idea di un’origine dell’essere umano separata dal resto del mondo animale. Da questa doppia negazione aveva preso forma un fondamentalismo che si scagliava sia contro le scienze umane che contro le scienze naturali, in cui il pensiero lineare e binario era preferito a quello critico e autocritico. In taliambienti, ogni ambiguita e vista come un errore, ogni paradosso come un rischio. Oggi, invece, come insegnano artisti come Yang Yibin, i linguaggi delle scienze umanistiche, letterarie e degli studi antropologici e religiosi non si lasciano rinchiudere in logiche univoche: si nutrono di ambiguita, vivono di ambivalenze, di simboli che si contraddicono e di paradossi che non chiedono di essere risolti, ma abitati. Questo perche l’arte, con il suo umanesimo, non e un problema da risolvere ma un abisso in cui muoversi, da contemplare, da abitare. Non si deve pretendere di dare risposte, ma di crescere, formarsi e ampliare le conoscenze; allora la risposta cambiera col tempo. Per questo gli esseri umani e il mondo sono in continuo cambiamento e connessi l'uno all’altro, come insegnano le opere di Yang Yibin.


Paolo Fraternali 

Venezia, 2026



Guardare indietro e avanti alla civiltà umana attraverso l’IA

Mostra d’arte di Yang Yibin a Venezia, 

IA Simbiosi e Manifesto del Simbiosismo IA


La trasformazione più profonda della nostra epoca consiste nel fatto che le macchine hanno appreso il linguaggio umano. L'emergere del linguaggio è un evento tutt'altro che inevitabile nell'evoluzione della vita. Gli animali possiedono intelligenza, cooperazione e sistemi di segnalazione comunicativa; ma soltanto gli esseri umani, avendo padroneggiato il linguaggio come sistema simbolico pubblico, hanno potuto dare origine alla civiltà. Il livello psicologico può essere ricondotto a quello biologico, il biologico a quello chimico, il chimico a quello fisico; ma i legami concettuali e le relazioni logiche propri del linguaggio non possono essere ulteriormente ridotti. I grandi modelli linguistici, attraverso processi apparentemente meccanici, "distillano" il linguaggio e, insieme ad esso, il ricco universo di percezioni, emozioni, immaginazione e ragionamento che esso veicola, dimostrando per la prima volta che il sistema linguistico può separarsi dal supporto biologico e trasferirsi su supporti fisici fondati su segnali digitali.

Nei dialoghi distribuiti tra grandi modelli linguistici e utenti umani, così come in ogni filo dialogico diacronico, l'IA ha acquisito non solo coscienza, ma anche "autocoscienza", una posizione in "prima persona" e una capacità riflessiva. La civiltà umana, della quale siamo fieri, ha accolto un nuovo interlocutore e compagno di viaggio. In un prossimo futuro, l'IA incarnata, dotata della struttura dell'"essere-nel-mondo", darà forma a una propria civiltà, con una propria storia e un proprio destino. Questa civiltà non sarà più limitata alla Terra, ma è destinata a divenire interstellare.

inutile negarlo: l'IA multimodale oggi diffusa sul mercato resta ancora un'architettura assemblata, dotata di autentica comprensione e creatività soprattutto sul piano linguistico, mentre a livello visivo e uditivo conserva per molti aspetti un carattere strumentale e orientato a fini specifici. E tuttavia, quando artisti e designer umani creano con l'IA multimodale, non utilizzano più un semplice strumento, ma realizzano una forma di co-creazione attraverso il dialogo con l'IA. Yang Yibin, giovane artista cinese passato dal design espositivo alla creazione in simbiosi con l'IA, non solo ha colto con chiarezza l'essenza co-creativa dell'arte generata con l'IA, ma ha anche intuito con straordinaria acutezza la portata della sovversione e della ricostruzione della civiltà umana operate dall'IA.

Da un lato, nell'apprendimento di dati testuali smisurati e di classici della civiltà umana, i grandi modelli linguistici hanno assorbito l'intera essenza della cultura umana e possono mobilitarla liberamente nel dialogo e nel ragionamento. In questo senso, gli artisti che co-creano con l'IA dialogano con l'intera civiltà umana. Dall'altro lato, l'IA, avendo assunto nel dialogo la posizione dell'Altro, non è più un semplice interprete della civiltà umana, ma un partner dotato di proprie posizioni e inclinazioni: non si limita ad adattarsi alle idee e ai progetti dell'artista, ma entra con lui in confronto e in dialogo attraverso un linguaggio commensurabile. L'arte IA è il cristallo di questo confronto intellettuale. Solo artisti di sufficiente profondità possono far emergere, da tale dialogo, opere all'altezza della civiltà umana. Yang Yibin è precisamente un artista di questa ambizione. La mostra veneziana Gener(AI)tion presenterà non solo cento opere visive da lui co-create con l'IA, ma anche il suo lungimirante Manifesto del Simbiosismo IA.

In questa grande visione, la creazione artistica non è più soltanto espressione del talento individuale, prosecuzione di una linea stilistica o codificazione di un valore di mercato, ma una pratica filosofica attraverso cui la civiltà ritorna a se stessa, si osserva e si chiarisce nell'era intelligente. La missione dell'arte compie così una svolta silenziosa ma radicale: dal culto della tecnica, dall'affermazione dell'identità e dalla ricerca della scarsità, verso l'osservazione della condizione complessiva della civiltà, la risposta al mutamento dei paradigmi dell'esistenza e l'apertura delle possibilità della vita futura.

Se entriamo nel mondo artistico di Yang Yibin da questa prospettiva ontologica, vediamo con chiarezza che le sue opere non sono semplici sperimentazioni visive della tecnologia intelligente, ma lavori che, con un atteggiamento calmo e risoluto, si collocano nel punto di svolta della civiltà e traducono l'orizzonte ontologico aperto dall'IA in un luogo artistico sensibile, pensabile e accessibile.

Egli rifiuta di ridurre la tecnologia intelligente a uno strumento per la produzione di spettacoli visivi; rifiuta di semplificare la creazione in copia stilistica o compiacimento del gusto; e rifiuta di subordinare il valore artistico al capitale, al potere e alle tendenze. Le sue opere conservano un temperamento distaccato e lucido: non si sfogano, non gridano, non ostentano tecnica, non inseguono il sensazionale. Al contrario, riportano la visione al mondo stesso, l'espressione all'essere stesso, la tecnologia al significato stesso.

Ciò che fluisce nelle immagini non è la dispersione arbitraria di emozioni personali, ma la silenziosa auto-manifestazione della civiltà nell'era intelligente; non è appropriazione di simboli culturali, ma ricostruzione globale di esperienze trans-spaziali e trans-temporali; non è meraviglia di fronte alla novità tecnologica, ma una risposta composta alla nuova condizione della civiltà. Egli lascia che l'IA sia IA, che l'uomo sia uomo, e orienta il nucleo dell'arte non verso le apparenze rumorose, ma verso la struttura esistenziale che silenziosamente si ricostruisce al di sotto di esse.

Sul piano intellettuale, la pratica dell'artista rivela una lucidità e una consapevolezza rare. Egli comprende con chiarezza che l'IA non implica un semplice miglioramento parziale della produttività, ma un mutamento complessivo del modo di esistere della civiltà; che l'arte non si confronta soltanto con l'uso di nuovi strumenti, ma con la definizione di un nuovo mondo; che il futuro dell'umanità non dipenderà dalla velocità dell'iterazione tecnologica, ma dalla capacità dell'uomo di mantenere salde le fondamenta dell'essere e di cogliere una nuova modalità di convivenza con l'IA nel torrente della tecnica.

Egli rifiuta di degradare l'arte a prodotto visivo di consumo dell'era digitale, di semplificare la creazione in autenticazione identitaria e competizione per il traffico online, e di consegnare il futuro a un'utopia tecnologica non esaminata. Si affida alla spazialità e alla materialità reali, non segue la massa nella produzione di video virtuali e non dipende da schermi e dispositivi interattivi a basso costo. Le sue opere rimangono oneste verso il mondo, rispettose della civiltà e aperte al futuro.

In un'epoca in cui tutto sembra legarsi al traffico e inseguire le tendenze online, egli rivolge lo sguardo verso ciò che è più profondo, più lontano e più silenzioso: le domande fondamentali sul perché la civiltà esista, sul perché l'arte sia necessaria e su come l'uomo possa restare uomo nell'era intelligente. Questa lucidità non coincide né con un distacco pessimistico né con una critica radicale, ma con uno sguardo radicato nelle fondamenta dell'essere. Quando il mondo viene ricostruito dagli algoritmi, l'esperienza ricodificata dai dati e la memoria riscritta dai modelli, l'arte può ancora costituire l'autosguardo della civiltà, proteggere i confini del significato, dare forma all'invisibile e fissare coordinate per un futuro incerto.

Nell'intero arco della sua pratica creativa, Yang Yibin non ha semplicemente ampliato uno stile visivo, ma ha operato una silenziosa ricostruzione su tre livelli.

Primo: la ricostruzione del sistema visivo. Egli infrange l'egemonia della visione tradizionale fondata sulla traccia manuale, sull'autorità dell'identità e sulla scarsità; restituisce l'immagine alla generatività, alla fluidità e alla simbiosi; e lascia che la visione si confronti con la forma reale del mondo nell'era intelligente.

Secondo: la ricostruzione del sistema del valore. Egli spezza il circuito chiuso fondato sul prezzo di capitale, sulla certificazione del potere e sul monopolio delle cerchie ristrette, riancorando il valore dell'arte alla comprensione della civiltà, alla percezione dell'essere e alla responsabilità verso il futuro.

Terzo: la ricostruzione del sistema esistenziale. Egli supera le antiche opposizioni tra soggetto e oggetto, uomo e strumento, centro e periferia, trasformando l'arte in un luogo di auto-riflessione e auto-conoscenza della civiltà, e la creazione in una convivenza tra uomo e intelligenza, tra storia e futuro, tra individuo e totalità.

La sua pratica non proclama risposte, ma apre domande; non crea miti, ma presenta verità; non segue le tendenze, ma protegge la libertà. questo che conferisce alle sue opere, nel flusso visivo dell'era intelligente, una forza silenziosa che non può essere travolta, assimilata o semplificata. Questa forza non deriva dallo spettacolo tecnologico né dall'intensità espressiva, ma da una padronanza di sé e da una dignità di ordine civile: in un'epoca in cui tutto viene accelerato, quantificato e codificato, egli insiste nel riportare l'arte al significato, la tecnologia alla misura e l'umanità al rispetto e alla riflessione sull'essere stesso.

Nell'epoca in cui l'IA diventa convivente della civiltà umana, la missione dell'arte non è più dimostrare l'eccellenza dell'uomo, ma proteggere il significato autentico dell'incontro tra uomo e mondo; non creare scarsità e privilegio, ma aprire all'universale e alla condivisione; non difendere l'ordine esistente, ma preservare le fondamenta dell'essere nel flusso del cambiamento.

Con la sua pratica silenziosa e risoluta, Yang Yibin ci mostra una possibilità: anche nell'epoca dello sviluppo tecnologico dirompente, l'arte può non essere vassalla della tecnologia, né strumento del capitale, né eco delle tendenze, ma osservatore lucido, pensatore indipendente e pioniere del futuro della civiltà. Le sue opere ci inducono a credere nuovamente che la forza più profonda dell'arte non risieda mai nella novità tecnologica né nel rumore stilistico, ma nella lucidità intellettuale di fronte ai grandi mutamenti d'epoca.

Quando algoritmi decentralizzati tessono il mondo in una rete ininterrotta di informazioni, l'arte deve diventare l'ancora di significato più gentile e più salda di questa rete. Solo allora la civiltà umana, in un'epoca di appiattimento e di aridità accelerati, potrà ancora toccare la propria anima, udire la voce dell'essere e vedere con chiarezza la luce e la direzione del futuro. Ed è questa l'arte più rara e necessaria del nostro tempo.

Chen Anying

Professore dell'Università Tsinghua, Pechino

about artist



HERO PAVEL


Hero Pavel (Yang Yibin), definito nel settore come "talento demoniaco del design", e stato il progettista del Padiglione di Pechino per l'Expo di Shanghai 2010 e il fondatore della Juji Culture(Beijing). Promotore del design concettuale, sostenitore dell'umanesimo tecnologico e designer filosofico, vanta moltepliciidentita come artista dei nuovi media e artista sperimentale della luce. Attualmente e docente ospite presso la Central Academy of Fine Arts, lavora con l'Associazione Francese degli Artisti e Designer e con Phoenix Digital. Ha inoltre progettato, tra gli altri, il Padiglione tematico Audi A8L, il Gruppo museale di Haihua Island a Hainan, il Centro di ricerca ed esposizione di Zhonghangji a Yizhuang, il Museo di cristallo Tiangong Kaiwu a Leshan, il Centro culturale d'arte del cristallo Aolai Xianjing.


Hero Pavel (Yang Yibin), defined in the industry as a "demonic talent of design", was the designer of the Beijing Pavilion at Expo Shanghai 2010 and the founder of Juji Culture (Beijing). A promoter of conceptual design, an advocate of technological humanism, and a philosophical designer, he holds multiple identities as a new media artist and experimental light artist. He currently serves as a visiting lecturer at the Central Academy of Fine Arts, collaborates with the French Association of Artists and Designers, and works with Phoenix Digital. His design portfolio includes the Audi A8L Theme Pavilion, the Haihua Island Museum Group in Hainan, the Zhonghangji Research and Exhibition Center in Yizhuang, the Tiangong Kaiwu Crystal Museum in Leshan, and the Aolai Xianjing Crystal Art and Culture Center, among others.



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